Letteratura

Il Porto Rico non ha una vera letteratura registrata prima del sec. XIX, fatto dovuto alla povertà, alla scomparsa della popolazione indigena, dalle devastazioni degli uragani e pirati.

Qualche progresso vi portò il riformismo illuminista nella seconda metà del Settecento.
In quest’epoca, l’esponente principale della letteratura fu Iñigo Abbad. Nell’Ottocento apparve la prima tipografia, il primo giornale (Diario económico, 1814), e il primo teatro (1832) e prese avvio il fervore letterario, documentato tra l’altro da due edizioni dell’Aguinaldo puertorriqueño, almanacco di poesie e di prose romantiche.

Nel 1849 Manuel Alonso (1823-1890) iniziò il costumbrismo ritraendo in versi e prosa El Jíbaro (Il contadino) col suo linguaggio vernacolare, ripreso poi molte volte nella narrativa e nel teatro realistici. Diversi altri scrittori fiorirono nell’Ottocento. Fra essi, Alejandro Tapia y Rivera (1827-1882), pubblicista, insegnante, autore del poema pseudofilosofico La Sataniada (1878), narratore e drammaturgo romantico (Roberto de Evreux, 1848; La cuarterona, 1867, sui conflitti razziali); i poeti José G. Padilla (1829-1896), Manuel M. Corchado (1840-1884) e José Gautier Benítez (1876-1880), delicato lirico becqueriano; le poetesse Alejandrina Benítez (1810-1879) e Lola Rodríguez de Tió (1843-1924), e, soprattutto, il pensatore, sociologo, pedagogista e saggista Eugenio María Hostos (1839-1903), insigne patriota e promotore di cultura, autore fra l’altro di Moral social (1888), La peregrinación de Bayoán (1863), romanzo allegorico-politico, e Cuentos a mi hijo. L’annessione dell’isola agli Stati Uniti (1898) portò, oltre al progresso economico, la creazione dell’Università di San Juan (1903), subito divenuta centro culturale di prim’ordine e vivaio di scrittori, pubblicisti, teatranti, ed intensi rapporti culturali con gli Stati Uniti e libertà di espressione e di stampa. Si moltiplicarono quindi gli scrittori, i movimenti letterari e le riviste.

 La poesia ha rispecchiato le tendenze latino-americane e ha espresso lirici di rilievo, quali José de Diego (1866-1918), Luis Lloréns Torres (1878-1944), noto anche come saggista e drammaturgo, i fratelli Evaristo (1896-1976) e José Ribera Chevremont (1897), José I. de Diego Padró (1899) e specialmente Luis Palés Matos (1899-1959), autore di Tuntún de pasa y grifería (1937), senza dubbio uno dei più alti esponenti della cosiddetta poesia afro-cubana e uno dei poeti più originali dell’America Latina.

Tra i poeti si segnalano Andrés Castro Ríos (n. 1942), Ivan Silén (n. 1944), Jorge María Ruscalleda Bercedóniz (n. 1944). La narrativa, dopo aver avuto un vigoroso naturalista in Manuel Zeno Gandía (1855-1930), autore di La charca (1894; Lo stagno), El negocio (1922), Redentores (1925) e altri romanzi, ha via via accentuato la tonalità polemica, di denuncia politica e sociale. Importante il contributo offerto da Enrique A. Laguerre (1906-1989), René Marqués (1919-1979), romanziere e drammaturgo di rilievo, César Andreu Iglesias (1915-1976) e Ricardo Cordero (n. 1915).

Tra le generazioni successive, particolarmente ricettive nei confronti delle novità strutturali ed espressive sperimentate dal romanzo ispano-americano durante la felice stagione del boom, si distinguono José Luis Gónzales (n. 1926), Luis Rafael Sánchez (n. 1936), Emilio Diaz Valcárcel (n. 1929), e poi ancora Rodrigo Torres (n. 1941) e  Magalí García Ramis (n. 1946).